PRIMA CHE SIA AUTORITRATTO, di Pier Maria Galli

PRIMA CHE SIA AUTORITRATTO
poesie di Pier Maria Galli

ZONA 2008
pp. 80

ISBN 978 88 95514 19 2

 

Lettura

E’ stata dura scegliere il primo autore con cui cominciare questo lavoro di lettura e note sulla poesia che leggo.
Ho scelto Pier Maria Galli come primo poeta per diversi motivi; quello più importante è legato certamente al tempo che ho dedicato alla sua poesia, leggendolo e conoscendolo come poeta da anni ormai.
La sua poesia è sempre stata molto "femminile", anche se spesso odio parlare per generi o categorie, ma è fondamentale riuscire a capire secondo me l’impronta che un autore dà alla sua opera. La poesia di Galli è un’invasione vera e propria nella mente e nell’inconscio del poeta. Il poeta si scopre letteralmente nella sua poesia. Più che mai in questo libro, dove il dualismo "poeta - interlocutrice femminile" mette forti radici, vi è continuamente l’iter che la sua poesia compie per arrivare a snocciolare ogni dettaglio della donna amata e di se stesso. A tratti c’è poco dell’autore e sovrasta molto invece la figura femminile.
Il libro è diviso in 3 parti, dove ogni parte sembra costruire un percorso tutto suo; "Sul tavolo, di sera", "L’Azzurro del cielo", "Prima che sia autoritratto".
Ho riflettuto molto sul perchè della scelta di questo titolo per l’intero libro, se la parte "Prima che sia autoritratto" viene messa come ultima parte ed è anche quella più breve. E’ infatti un breve componimento in prosa poetica di due pagine. Credo che questa parte sia stata scritta dopo le altre due dal poeta perchè ha dei dettagli linguistici più accurati che spesso sovrastano l’idea che il poeta vuole dare al brano. E’ tutto dettagliamente percorso e indovinato dal procedere degli oggetti e sensazioni.
Probabilmente il poeta ha voluto ricavare un titolo per l’intero libro perchè è anche un pezzo dove si mette più a nudo la sua personalità di poeta; e forse anche la sua ricerca di prosa poetica sempre più accurata.
La parte più lunga è la prima e devo dire, gioca molto sull’immagine di questa donna, sempre presente, sempre continua; parte sempre accentuata nel quotidiano e nel sogno; lei c’è, ovunque. "Le persone se ne vanno attraverso gli oggetti" - è questo per il poeta il significato della presenza di qualcuno. Le persone vengono legate agli oggetti e sono questi che poi le rendono vive anche quando non ci sono.
Eppure nella poesia di Galli ci sono spesso case disabitate, luoghi dismessi e vuoti; assenze. Forse nell’assenza esiste la presenza per il poeta.
L’intero libro atterra nell’immaginario, misto ad un reale-sognato dove il poeta è colui che sta su una sedia a lato della camera, a lato della luce e delle ombre, osserva. Il poeta non osserva solo gli oggetti e le persone, ma osserva anche l’interezza di se stesso, le sue sensazioni, le sue parole e le bocche di coloro che esistono dentro la poesia; tutte le cose che possono parlargli di vita, tra il ricordo e l’attuale presenza delle cose; e come luoghi di questa poesia abbiamo sicuramente i luoghi del poeta, il lago d’Orta, la casa, le vie brevi e piccole del paese, il sole e la pioggia dentro e fuori le mura.
 
 
 
Tratti
 
*
 
 
accade che sia esperienza,
un’infanzia per qualche mattina
tra le mani, l’itinerario meticoloso
di un piede fuori dal cancello,
esaminare la cassetta delle lettere muta,
avere la meglio sul primo sorriso,
quello della beghina delle 8.40, che a fatica
fa scivolare il portone della chiesa
sui gradini riluttanti, rientrare in casa
accendere una sigaretta, e scriverne
 
 
*
 
 
prima i tuoi seni smontati sul comodino.
poi le singole parti di una caffettiera
questa mattina alle 6.45.
come una trama a parte,
occorrerebbe ricostruire pezzo per pezzo
in cima ai tuoi capelli il viso e
la distanza esatta tra il mio letto e la cucina,
e l’occorrente per fare
la tua molteplice bocca.
 
(quasi spiegarsi a gesti
per farsi capire
dalla parola amore)
 
 
*
 
 
le nostre dita lentamente. e le mani in una struttura
complessa di accelerate solitudini. la concretezza
di una probabilità su nessuna probabilità. il tema
pallidissimo delle braccia. le A delle nostre gambe
divaricate ed il loro modo di scrivere ti scriverò. i rami
senza traiettoria che cadono dalle foglie. gli indumenti
in un pomeriggio di sole bagnati dal vento. le lingue che
ci percuotono la volta piovosa dei palati. il montaggio terreno
di una sera bianchissima. i polsi analfabeti che si raccomandano
alla pelle delle labbra. un’opera d’arte mai presa in
considerazione che assume la ben nota forma
della nostra bocca, senza precedenti e lentamente.
 
 
*
 
 
[appunto su pagina, disabitandola]
 
allevami in un vivaio sottovuoto.
fammi trascurare l’aria
e le corse sui prati.
come se ti osservassi sotto la doccia
e disinteressarsi del cielo.
del cielo quando piove.
del cielo quando scompare
in una giornata di sole.
 
 
*

Appunti e mancanze
 
Ci si imbatte sempre, leggendo un libro, in quello che ti aspetteresti nelle sue pagine.

La forma che Galli dà alla sua poesia è un insieme di enjambements che si trascinano tra i versi e li collegano tutti con una forte voracità nel volerli affermare. Non mancano le forme sintattiche che probabilmente non ti aspetteresti, come il distaccare due tempi verbali, come troviamo nell’ultima poesia

 
come se ti osservassi sotto la doccia

e disinteressarsi del cielo

 
Di sicuro questa scelta del poeta è abbastanza pericolosa in poesia perchè non tutti amano il distacco totale e lo sconvolgimento della forma. Galli lo fa quasi in modo naturale e questo credo combaci molto con la sua idea di ricerca e attenzione poetica.
Se si pensa alle mancanze di questo libro, probabilmente si pensa al "distacco" del poeta da se stesso. E’ molto ferma la sua presenza nella sua poesia: anche quando cerca di stare distante, il poeta c’è, esiste dentro questa poesia. Probabilmente un certo distacco, osservando il mondo senza appigliarsi al proprio sentire, darebbe un altro volto alla sua poesia.
A me da lettrice, aiuterebbe molto a capire come il poeta si specchierebbe nell’assenza di se stesso.
E’ vero, è molto difficile un poeta scriva qualcosa senza far trasparire nulla di se stesso; ma cosa ci sarebbe nella sua poesia se i personaggi del poeta fossero totalmente "gli altri"?
 
 
*
 
 
Biografia
 
Pier Maria Galli è nato nel 1962 e risiede a Orta San Giulio (Novara).
Ha pubblicato su diverse riviste tra cui Fiera, Il Segnale, Bloc Notes, Alla Bottega, ecc. e nell’antologia Discorso Diretto (Ed. Canova). Le raccolte: Indizio (Ed. TAM TAM, 1987), Dilogia (Ed. del Leone, 1987), La parola, oltre i segni (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1988), L’istinto delle cose (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1989), Basso paesaggio (Quaderni di Poesia del Gruppo Fara, 1989), La trattoria modesta (in proprio, lulu.com), Di un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005) , Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005), Prima che sia autoritratto (Editrice Zona, 2008), Gli uomini belli ed altri cortometraggi (Clepsydra Edition, 2009).

 

Ho sistemato stile "diario" il blog, anche se non so quanto durerà visto che amo cambiare vestito spesso, perchè ho deciso di voler studiare un po’ di critica letteraria direttamente sul campo, cioè facendola, definendo il mio lavoro come "Note tra gli scaffali". Ho diversi libri non letti e altri, tanti, letti ultimamente. Tutti di poesia attuale, anzi direi attualissima, e non mi piace lasciarli sullo scaffale senza dire di loro nulla. Mi fa sentire in colpa il silenzio totale su quei versi…

Non essendo io brava nelle presentazioni dei libri, non aspettatevi grandi cose.

Per principio mio però, credo che per parlare dei libri attuali, bisogna sempre far riferimento ad autori e "simboli" attuali: io sono pro la poesia contemporanea e la poesia di oggi. Andare a beccare passate voci note per fare critica, io lo trovo controproducente perchè secondo me un’opera ha valore nel periodo in cui vive.

Ho conosciuto diverse persone che non amano la poesia attuale e mi sono chiesta più volte perchè: io credo che queste persone siano ancora troppo ancorate alla poesia del passato e quindi non riescono ad apprezzare la poesia di oggi.

Qui si costruisce la poesia che in futuro avrà un determinato nome per definire un determinato genere. Non dimentichiamo che i classici sono ora classici perchè noi abbiamo dato loro un tale nome…

Quindi, leggiamo la poesia di oggi perchè è poesia, non perchè derivazione di qualcos’altro…

La struttura che voglio dare alle mie note è la seguente: PRESENTAZIONE personale per il libro - TESTI - MANCANZE NEL LIBRO (quello che secondo me completerebbe il libro o l’autore e perchè… ) - BIOGRAFIA dell’autore

Non voglio offendere nessuno con le mie "note", perchè più che vera critica saranno per me delle note semplici, però come lettrice, prima di essere "autrice" io stessa, ho un mio gusto personale…e di tale gusto mi avvalgo per definire le pecche e le ragioni di un’opera letteraria…

 

AR

 

la mia catena comprende dunque
che io sono profuga
nata tale e poi resuscitata
dove fosse unico il mio pianto
al sedicesimo giorno del terzo mese
millenovecentonovantasette
in camere tutte strette divise da lastre fitte
di plastica - tutti umani come bestie
e poi in fila ad occupare i bagni
e poi in fila ad occupare quelle poche
camere antigas, che il gas qui non uccide
ma perfora.

la mia catena conosce dunque
che sono profuga
e sempre profugo il mio sangue
sarà parte continua
di un’aquila morente.
 

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