Incrinature

August 25, 2010 | Filed Under [audiopoesia], [poesie], [videopoesia] | 2 Comments 

Testi: Daniela Casarini, Anila Resuli

Voce, Video : Daniela Casarini



Attraverso il buio

August 13, 2010 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

Venezia



Non tutti sanno che…

July 23, 2010 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

… una mia passione, divenuta realtà…

(clicca sull’immagine)



Petali vorticanti in portoghese

June 1, 2010 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

Ringrazio Prisca Agustoni per aver tradotto delle mie poesie di Petali vorticanti in portoghese.

Sono uscite nella rivista Celuzlose di San Paolo questi giorni.

Potete leggere la rivista qui:

 

http://issuu.com/celuzlose/docs

 

 

 

 



La piazza delle vinte tarantole – Annamaria Ferramosca

May 7, 2010 | Filed Under [poesie] | 1 Comment 

 

La piazza delle vinte tarantole di Annamaria Ferramosca
da Other Signs, Other Circles – Chelsea Editions
 
Traduzione e lettura in albanese: Anila Resuli
Video e lettura in italiano: Daniela Casarini

 

 

 



Voci silenziose

April 22, 2010 | Filed Under [poesie] | 1 Comment 

con Daniela Casarini…

 

 

 



Ustioni d’aria

April 13, 2010 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 Segnalo un piccolo ebook scritto insieme a Daniela Casarini.

Ringrazio Daniela per il lavoro fatto con l’ebook, essendo una sua idea.

Si può leggere QUI

 

 

 

 



*

April 7, 2010 | Filed Under [poesie] | 2 Comments 

 
è tutto un serbatoio di lingue,
tutte viscose ed indurite sulla punta;
nel calcare la parola puntano forme intense.
 
(inimmaginabile il verso che lasciano ai buchi d’aria sui muri)
 
come scuoti il capo, s’attorcigliano al dente,
non più come un nodo istintivo ma come una chiave
ponderosa e viva che apre ancora case.
 
ascolti poco dentro il loro rumore; nella testa,
come impronta tormentata che pare bacio,
ti ingigantisci sempre più come una fiamma
e mordi allora il labbro finch’é vergogna.
 
 


Foglio d’aria

April 7, 2010 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

Clicca sull’immagine



Clepsydra su ISSUU

April 6, 2010 | Filed Under [poesie] | 2 Comments 

 

Clepsydra Edizioni ha aperto il suo portale online su ISSUU dove gli ebook possono aprirsi letteralmente sotto forma di libro.

Buona lettura!

 

http://issuu.com/clepsydraedizioni



con D.

April 2, 2010 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

forse i nodi delle tegole              dietro il vento
profumano di resine                    così coricati

e l’edera che arriva silenziosa
fino al collo della casa            la voce si fa aria
sovrappone lo spazio all’immagine
                             ché tutto è buio sotto l’ombra.

rammenta           nel viale gli occhi
la via dei cimiteri

la consuetudine che il passo sia timbro
di questa strada dove gli sguardi portano al mare

dove sei che chiami         la voce sbianca i vetri

il suono brulica         dietro le labbra degli alberi
poi tace continuo sempre più lontano.



tratti con A.

April 2, 2010 | Filed Under [poesie] | 1 Comment 

 

come la radice consumata

il tratto del tuo volto che persegue l’ombra
ha parti minuscole e fini,
da penetrarmi gli occhi (silenziosi i muscoli).
 
perpetuare il gioco;
 
un figlio non desiderato
accasciato al braccio
non chiama che le stesse sillabe disastrate
e pensieroso, come una madre, il tuo capo
si tormenta bisogna andare altrove, andare.
 
qui non siamo che una casa sola.
 
nel ventre custodisci il pianto.
 
*
 
le regole che i baci saranno singoli e le labbra
abbastanza secche per trattenere il fiato alla fine;
 
(corri come non hai mai corso)
 
non guardare, se non oltre le mura
ché il cielo dentro una stanza non rimane che sveglio
 
e tu, pure.
 
ti tengo, la mano dentro le sillabe conche
e l’ordine della stanza che muta
e gira, come una girandola impazzita.
 
non chiamare il nome, non chiamarlo nome.
 
ed ogni bocca richiama il fiato e si ritira
come un mollusco agitato e freddo al tatto.
 
non vedi ombre e non ne formi.
nel ventre, custodisci il pianto.


Iole Toini – Spaccasangue (2009)

March 31, 2010 | Filed Under [note tra gli scaffali], [poesie] | Leave a Comment 

 

  Iole Toini - Spaccasangue - Le Voci della Luna, “Segni”, 2009 – ISBN 889604803-6

 

Lettura

 

 

Era da tanto tempo che volevo parlare di questo libro, un libro che sinceramente anche io desiderai tanto uscisse. Leggo la Toini da ormai anni e non so nemmeno quanti sono, certo più di cinque. Per molti versi la sentii maestra, per la forza interiore che nella sua poesia è forte come una voragine che ti contorce dentro e ti succhia fino al midollo, la mente, il pensiero. Non si è solo lettori nella poesia di Iole Toini, ma si diventa nel leggere la prigione di una miscellanea saldissima ed intensa di sensazioni contrastanti, tra amore e dolore, carnalità e pudore.
E’ così che si presenta il libro della Toini, come fosse una ciminiera gigantesca che brucia all’interno una voragine continua di sentimenti, di orrori misti a frustrazione, ma anche di forza femminile che si fa gigantesca proprio grazie ad un dolore talmente forte, chè è impossibile non provarlo sulla propria pelle mentre si leggono le sue righe. La donna tra queste pagine non è solo umana, ma è una femmina che combatte ed è viva, in ogni sua cellula. E’ una donna che inciampa e si rialza, che gioca con il suo destino perchè è il destino che la porta ad essere ovunque e comunque parte di una forza che diviene lei stessa, nulla più.
Questo libro, in ogni pagina, trasuda di risveglio: è come se il dolore subito, l’angoscia che pare superata, sia piuttosto la porta per accedere a qualcosa di più combattivo, ancora più cruento. L’io non è quasi più donna, ma diviene lama, combattiva, distruttiva a tal punto da non saper nemmeno lei dove indirizzare la propria punta.
Non vi è solo dolore però tra queste pagine, vi è anche consapevolezza; vi sono ritratti di diversi mondi e diversi sguardi. E’ un libro di vita vissuta, colma di volti tristi e sfuggenti, di vite silenziose e tormentate.
Il libro è diviso in sei parti e sembra che con la terza parte “Il corpo atletico” la poetessa si dia un’impronta ancora più intimistica, in visione un po’ più pacata e fragile, seppur, anche qui, non mancano le similitudini e le metafore nodose che si trovano nelle altre parti. La poetessa in questa parte la trovo però più presente come donna, come parte integrante di un quadro che s’addensa fitto di immagini silenziose, pungenti. Eppure qui “credendo e pregando” lei è meno taciturna forse e più rivelatrice. Con la quinta parte invece, “Il ventre in bocca”, si ritorna ad un verso lungo, discorsivo e struggente.
Questo libro parla di molti volti, di pietre e di seni che subiscono, di donne e uomini, di dolore, di frastuono e silenzi, di luci accecanti miste ad ombre, pure di innocenza e solitudine.
Nella forma, la poesia passa dal verso lungo, dove le pause appena s’accennano, al verso breve, conciso, dove il dettaglio è l’unico desiderio della poetessa. Ricchissima la vastità di immagini, spesso riconosciute in più versi, continuative e, seppur difficili da comprendere fino in fondo, espresse con una linearità disarmante, come fossero ritmicamente normali, come fossero parole semplici, piccoli tratti di vita vissuta ogni giorno, ma privi totalmente di volti silenziosi; piuttosto immagini piene di urla.
Il tutto contornato da opere in bianco e nero dell’artista Orodè.
 
 
 
 
Tratti
 
 
 
 
I fiori sanno l’ombra che revoca l’attesa.
La rosa è nella bocca,
colmo di misura che trattiene l’alito terrestre.
 
Un’incompiuta città batte in gola,
ricorda l’orma della fioritura.
Parola dentro la parola, la pietà mi accerchia
fino alla percezione della grazia.
 
E’ da lontano – nell’impronta del buio che sale
sull’occhidente scosso dal nero,
quando il silenzio compone le cose
                 – nella presenza – nel nome.
 
E’ da lontano che vieni vicino;
mi mostri quello che sento.
Sono alberi e fuoco, grandi terremoti,
il picco della carne che batte contro l’aria
come un’ala in cerca della presa.
 
E prende corpo uno sgomento.
Ha mani, braccia, un volto faticoso,
la meraviglia che chiamo tua carne / amore /
dove ha nervo la frontiera
che dilata e assolve
la mano che segna il bordo del sole.
 
 
*
 
 
 
La musica è un occhio-pesce, semichiuso,
quasi perfetto.
 
Oh, tutti dicono, che bell’uomo, che-gran-bella-persona.
Fortuna, fortuna! tua zia che fortuna.
Beve. Sta chiusa sulla porta spalancata.
Beve. Ma non si vede.
I capelli neri fino alla schiena, la bocca piena.
Che bella coppia, dice la gente. Fortuna, fortuna!
La nonna scuote il capo. Batte il pugno.
Pover’uomo, dice, quel bell’uomo piegato sulle mani.
 
La testa china, il ghigno dentro l’ombra.
 
Fa il macellaio. Squarta metri di carne.
La appende sul retro del negozio.
Il negozio è pulito, sterilizzato.
La carne esposta è quella che non fa lo schifo.
 
 
 
*
 
 
C’era l’amore cucito vena a vena.
 
L’amore era nelle galline
nei vitelli nello zio del latte munto
nei fasci di fieno i giochi con le biglie.
 
 
 
*
 
 
 
Cammino sugli spilli delle loro voci,
un segno sotto l’occhio,
il blu di un chiodo che mi fa paura.
 
/
 
Ho sgozzato i miei genitori dentro la mia cassa da morto.
Ho cominciato da bambina, senza saperlo.
 
Era una specie di salvezza,
disubbidire la colpa che mi richiamava all’ordine.
 
La prima volta avevo sei anni.
Ho visto il sesso fare l’occhiolino
dai pantaloni di un uomo.
Così sono venuta al mondo.
Non ho strillato.
Sono rimasta ferma fino a che mi ha compiuto.
 
Ero alta come la sillaba
che non sapevo dire.
Ero un fungo.
I funghi crescono senza paura
di essere divorati dai vermi.
Non sanno di essere nati.
Neanche io sapevo.
Mi gonfiavo nelle ossa della casa,
crescevo nel pollaio, in inverno e in estate
dietro i calcagni di mia madre.
Il silenzio definiva la mia statura,
mi scavava nella gola l’altitudine di una bomba.
[...]
 
 
 
Biografia
 
 
Toini Iole è nata a Darfo Boario Terme il 6 maggio 1965, vive sul Lago d’Iseo. Ha collaborato con la  rivista “Qui – appunti dal presente ” di Milano. Ha vinto alcuni premi tra i quali  il Concorso Nazionale di Poesia “Sci Club – Pieve di Soligo”, presidente onorario di giuria Andrea Zanzotto; ‘Il Lago Verde’ di Casazza (BG); il Premio Nazionale di Galbiate (MI) . E’ stata segnalata in concorsi quali il Montano di Verona, il Concorso di Poesia di Mezzago (MI), il Premio Città di Rimini. Due poesie sono state pubblicate su Gradiva. Alcuni testi sono apparsi sulla rivista ‘Le voci della luna’ di Sasso Marconi (BO).

 



Claudio Pagelli su Clepsydra Edizioni

March 31, 2010 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 Vi invito a leggere l’ultimo ebook di Clepsydra Edizioni, dell’autore Claudio Pagelli

 



Petali vorticanti – Stampa su Lulu

January 21, 2010 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

Ho fatto questa pubblicazione per delle prove di un progetto a cui sto lavorando per Clepsydra Edizioni. 

Penso comunque di lasciarlo online, anche se trovo che sia un lavoro non completo. Avevo soprattutto bisogno di liberarmene per scrivere altro e d’altro. A qualcuno potrebbe interessare leggerlo stampato, chissà!

Buona lettura!

Grazie!

Support independent publishing: Buy this book on Lulu.

 

 

*



“Singole metà” (inediti)

November 25, 2009 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

Nella pagina personale di Abele Longo si trovano dei miei inediti scritti ultimamente tra le diverse cose a cui sto lavorando.

Spero siano di gradita lettura.

Per accedere alla pagina andare QUI

 

*

 



Concorso Daniela Cairoli

October 22, 2009 | Filed Under [poesie] | 1 Comment 

 

Vi comunico il bando della settima edizione del concorso di poesia "Daniela Cairoli", dell’Associazione e del Comune di Rovello Porro, dove sarò presidente di giuria.



www.anilaresuli.com/bando.pdf

 

 

*



L’essenza

September 9, 2009 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 
e’ forse questa la fame;
l’orma che distacca il respiro
solo per l’attesa del passo
che richiama l’altro; e nulla accade.
 
(più nulla, solo ombra.)
 
s’appoggia sotto la sua luce,
lo scandire del tuo volto nella mente
con piccole foglie di pelle
che richiamano nei colori
la sera ed il giorno e poi
la sera; e dire che sei.
 
(semplicemente.)
 
 


Spazi altrove

July 20, 2009 | Filed Under [comunicazioni], [poesia italiana], [poesie], [presenze] | 2 Comments 

 

 

Segnalo delle mie poesie tratte da raccolta inedita QUI

 

Ringrazio Federica Nightingale per lo spazio dedicatomi nel suo interessantissimo blog, che consiglio davvero di seguire.

 

http://lastanzadinightingale.blogspot.com

 

 

 



Autopresentazione

July 6, 2009 | Filed Under [comunicazioni], [poesie], [presenze] | Leave a Comment 

 

Ho sempre amato fare pubblicità alla poesia che apprezzo e ho sempre apprezzato, invece, lasciar scoprire la mia, senza più di tanto parlarne. Ma su Tellusfolio c’è una autopresentazione mia, sulla mia poesia, che può essere d’aiuto alla lettura dei miei scritti… chissà…

Si può leggere QUI

 

 



Pier Maria Galli – Prima che sia autoritratto

June 20, 2009 | Filed Under [note tra gli scaffali], [poesia italiana], [poesie] | 4 Comments 

   

 

 

PRIMA CHE SIA AUTORITRATTO, di Pier Maria Galli

PRIMA CHE SIA AUTORITRATTO
poesie di Pier Maria Galli

ZONA 2008
pp. 80

ISBN 978 88 95514 19 2

 

Lettura

E’ stata dura scegliere il primo autore con cui cominciare questo lavoro di lettura e note sulla poesia che leggo.
Ho scelto Pier Maria Galli come primo poeta per diversi motivi; quello più importante è legato certamente al tempo che ho dedicato alla sua poesia, leggendolo e conoscendolo come poeta da anni ormai.
La sua poesia è sempre stata molto "femminile", anche se spesso odio parlare per generi o categorie, ma è fondamentale riuscire a capire secondo me l’impronta che un autore dà alla sua opera. La poesia di Galli è un’invasione vera e propria nella mente e nell’inconscio del poeta. Il poeta si scopre letteralmente nella sua poesia. Più che mai in questo libro, dove il dualismo "poeta – interlocutrice femminile" mette forti radici, vi è continuamente l’iter che la sua poesia compie per arrivare a snocciolare ogni dettaglio della donna amata e di se stesso. A tratti c’è poco dell’autore e sovrasta molto invece la figura femminile.
Il libro è diviso in 3 parti, dove ogni parte sembra costruire un percorso tutto suo; "Sul tavolo, di sera", "L’Azzurro del cielo", "Prima che sia autoritratto".
Ho riflettuto molto sul perchè della scelta di questo titolo per l’intero libro, se la parte "Prima che sia autoritratto" viene messa come ultima parte ed è anche quella più breve. E’ infatti un breve componimento in prosa poetica di due pagine. Credo che questa parte sia stata scritta dopo le altre due dal poeta perchè ha dei dettagli linguistici più accurati che spesso sovrastano l’idea che il poeta vuole dare al brano. E’ tutto dettagliamente percorso e indovinato dal procedere degli oggetti e sensazioni.
Probabilmente il poeta ha voluto ricavare un titolo per l’intero libro perchè è anche un pezzo dove si mette più a nudo la sua personalità di poeta; e forse anche la sua ricerca di prosa poetica sempre più accurata.
La parte più lunga è la prima e devo dire, gioca molto sull’immagine di questa donna, sempre presente, sempre continua; parte sempre accentuata nel quotidiano e nel sogno; lei c’è, ovunque. "Le persone se ne vanno attraverso gli oggetti" – è questo per il poeta il significato della presenza di qualcuno. Le persone vengono legate agli oggetti e sono questi che poi le rendono vive anche quando non ci sono.
Eppure nella poesia di Galli ci sono spesso case disabitate, luoghi dismessi e vuoti; assenze. Forse nell’assenza esiste la presenza per il poeta.
L’intero libro atterra nell’immaginario, misto ad un reale-sognato dove il poeta è colui che sta su una sedia a lato della camera, a lato della luce e delle ombre, osserva. Il poeta non osserva solo gli oggetti e le persone, ma osserva anche l’interezza di se stesso, le sue sensazioni, le sue parole e le bocche di coloro che esistono dentro la poesia; tutte le cose che possono parlargli di vita, tra il ricordo e l’attuale presenza delle cose; e come luoghi di questa poesia abbiamo sicuramente i luoghi del poeta, il lago d’Orta, la casa, le vie brevi e piccole del paese, il sole e la pioggia dentro e fuori le mura.
 
 
 
Tratti
 
*
 
 
accade che sia esperienza,
un’infanzia per qualche mattina
tra le mani, l’itinerario meticoloso
di un piede fuori dal cancello,
esaminare la cassetta delle lettere muta,
avere la meglio sul primo sorriso,
quello della beghina delle 8.40, che a fatica
fa scivolare il portone della chiesa
sui gradini riluttanti, rientrare in casa
accendere una sigaretta, e scriverne
 
 
*
 
 
prima i tuoi seni smontati sul comodino.
poi le singole parti di una caffettiera
questa mattina alle 6.45.
come una trama a parte,
occorrerebbe ricostruire pezzo per pezzo
in cima ai tuoi capelli il viso e
la distanza esatta tra il mio letto e la cucina,
e l’occorrente per fare
la tua molteplice bocca.
 
(quasi spiegarsi a gesti
per farsi capire
dalla parola amore)
 
 
*
 
 
le nostre dita lentamente. e le mani in una struttura
complessa di accelerate solitudini. la concretezza
di una probabilità su nessuna probabilità. il tema
pallidissimo delle braccia. le A delle nostre gambe
divaricate ed il loro modo di scrivere ti scriverò. i rami
senza traiettoria che cadono dalle foglie. gli indumenti
in un pomeriggio di sole bagnati dal vento. le lingue che
ci percuotono la volta piovosa dei palati. il montaggio terreno
di una sera bianchissima. i polsi analfabeti che si raccomandano
alla pelle delle labbra. un’opera d’arte mai presa in
considerazione che assume la ben nota forma
della nostra bocca, senza precedenti e lentamente.
 
 
*
 
 
[appunto su pagina, disabitandola]
 
allevami in un vivaio sottovuoto.
fammi trascurare l’aria
e le corse sui prati.
come se ti osservassi sotto la doccia
e disinteressarsi del cielo.
del cielo quando piove.
del cielo quando scompare
in una giornata di sole.
 
 
*

Appunti e mancanze
 
Ci si imbatte sempre, leggendo un libro, in quello che ti aspetteresti nelle sue pagine.

La forma che Galli dà alla sua poesia è un insieme di enjambements che si trascinano tra i versi e li collegano tutti con una forte voracità nel volerli affermare. Non mancano le forme sintattiche che probabilmente non ti aspetteresti, come il distaccare due tempi verbali, come troviamo nell’ultima poesia

 
come se ti osservassi sotto la doccia

e disinteressarsi del cielo

 
Di sicuro questa scelta del poeta è abbastanza pericolosa in poesia perchè non tutti amano il distacco totale e lo sconvolgimento della forma. Galli lo fa quasi in modo naturale e questo credo combaci molto con la sua idea di ricerca e attenzione poetica.
Se si pensa alle mancanze di questo libro, probabilmente si pensa al "distacco" del poeta da se stesso. E’ molto ferma la sua presenza nella sua poesia: anche quando cerca di stare distante, il poeta c’è, esiste dentro questa poesia. Probabilmente un certo distacco, osservando il mondo senza appigliarsi al proprio sentire, darebbe un altro volto alla sua poesia.
A me da lettrice, aiuterebbe molto a capire come il poeta si specchierebbe nell’assenza di se stesso.
E’ vero, è molto difficile un poeta scriva qualcosa senza far trasparire nulla di se stesso; ma cosa ci sarebbe nella sua poesia se i personaggi del poeta fossero totalmente "gli altri"?
 
 
*
 
 
Biografia
 
Pier Maria Galli è nato nel 1962 e risiede a Orta San Giulio (Novara).
Ha pubblicato su diverse riviste tra cui Fiera, Il Segnale, Bloc Notes, Alla Bottega, ecc. e nell’antologia Discorso Diretto (Ed. Canova). Le raccolte: Indizio (Ed. TAM TAM, 1987), Dilogia (Ed. del Leone, 1987), La parola, oltre i segni (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1988), L’istinto delle cose (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1989), Basso paesaggio (Quaderni di Poesia del Gruppo Fara, 1989), La trattoria modesta (in proprio, lulu.com), Di un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005) , Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005), Prima che sia autoritratto (Editrice Zona, 2008), Gli uomini belli ed altri cortometraggi (Clepsydra Edition, 2009).



Note tra gli scaffali

May 28, 2009 | Filed Under [comunicazioni], [note tra gli scaffali], [poesie] | 2 Comments 

 

Ho sistemato stile "diario" il blog, anche se non so quanto durerà visto che amo cambiare vestito spesso, perchè ho deciso di voler studiare un po’ di critica letteraria direttamente sul campo, cioè facendola, definendo il mio lavoro come "Note tra gli scaffali". Ho diversi libri non letti e altri, tanti, letti ultimamente. Tutti di poesia attuale, anzi direi attualissima, e non mi piace lasciarli sullo scaffale senza dire di loro nulla. Mi fa sentire in colpa il silenzio totale su quei versi…

Non essendo io brava nelle presentazioni dei libri, non aspettatevi grandi cose.

Per principio mio però, credo che per parlare dei libri attuali, bisogna sempre far riferimento ad autori e "simboli" attuali: io sono pro la poesia contemporanea e la poesia di oggi. Andare a beccare passate voci note per fare critica, io lo trovo controproducente perchè secondo me un’opera ha valore nel periodo in cui vive.

Ho conosciuto diverse persone che non amano la poesia attuale e mi sono chiesta più volte perchè: io credo che queste persone siano ancora troppo ancorate alla poesia del passato e quindi non riescono ad apprezzare la poesia di oggi.

Qui si costruisce la poesia che in futuro avrà un determinato nome per definire un determinato genere. Non dimentichiamo che i classici sono ora classici perchè noi abbiamo dato loro un tale nome…

Quindi, leggiamo la poesia di oggi perchè è poesia, non perchè derivazione di qualcos’altro…

La struttura che voglio dare alle mie note è la seguente: PRESENTAZIONE personale per il libro – TESTI – MANCANZE NEL LIBRO (quello che secondo me completerebbe il libro o l’autore e perchè… ) – BIOGRAFIA dell’autore

Non voglio offendere nessuno con le mie "note", perchè più che vera critica saranno per me delle note semplici, però come lettrice, prima di essere "autrice" io stessa, ho un mio gusto personale…e di tale gusto mi avvalgo per definire le pecche e le ragioni di un’opera letteraria…

 

AR



* da raccolta -l’aquila morente-

April 23, 2009 | Filed Under [poesie] | 4 Comments 

 

la mia catena comprende dunque
che io sono profuga
nata tale e poi resuscitata
dove fosse unico il mio pianto
al sedicesimo giorno del terzo mese
millenovecentonovantasette
in camere tutte strette divise da lastre fitte
di plastica – tutti umani come bestie
e poi in fila ad occupare i bagni
e poi in fila ad occupare quelle poche
camere antigas, che il gas qui non uccide
ma perfora.

la mia catena conosce dunque
che sono profuga
e sempre profugo il mio sangue
sarà parte continua
di un’aquila morente.
 



ALFRED CAPALIKU

April 5, 2009 | Filed Under [poesie] | 2 Comments 

 

Una poesia molto cosciente quella di Alfred Capaliku. Vi si nota come tratto fermo la descrizione vera e ferma della gente e quello che circonda: tutti fanno parte di un insieme che in un certo senso blocca il poeta e lo spinge a pensare a come la gente cambi col cambiare del mondo. La sua poesia a tratti è una denuncia alla modernizzazione troppo veloce e al non volere della gente a vedere meglio cosa e come rende questa modernizzazione il mondo di tutti i giorni. E tale sguardo scrutatore e giudice del poeta avviene sotto il "ritmo della pioggia" che sembra indicare un pianto dei cieli nel vedere il decadere del mondo.

***

La meta

Ai morti vestono scarpe nuove
perchè camminano su strade senza fine,
miraggi deserti sparsi ogni dove,
senza semafori e righe bianche e pali,
senza vigili del traffico e manichini alla moda,
senza passanti al senso contrario come dune,
per cercare l’ora, l’indirizzo esatto.
Sopra i colli asfaltati di pietre
bussano suole usate come zoccoli di cavallo,
s’affrettano le gomme come a sbattere contro macchine,
si frantumano gli specchi del lusso.

Quante scarpe nuove sono state vendute quest’ anno!

Sibilano una parola unanime,
"No Stop" con accento moderno
nella lingua come lama, senza fermi biblici,
senza alberi, senza uccelli che recano notizie da decoro.

Sotto sopra sinistra destra avanti dietro – cielo,
con angeli distratti, con diavoli invoglianti,
secondo le regole dei passanti di Dante.
Guardano i loro dubbi sopra la polvere delle scarpe
che tentennano come un coro antico nel vuoto,
mentre si stacca la pelle, il piede rimane scalzo.
Lontana è la meta per arrivare a Dio,
col labirinto della speranza aperto da se.

***

Cieli di marmo

Cielo di marmo
senza peso
rondini contro corrente
senza arrivo,

vecchi masticanti ricordi
senza fumo,
acrobazia d’alberi sopra strade
senza odore.

Il bianco diviene azzurro,
il nero rimane senza inchiostro.
Il dado è tratto,
la vita è un gioco.

La pioggia, lacrima vergine,
s’infrange sul fiume,
sparisce nel mistero,
come spari senza punizione.

Il bianco si colora di rosso,
il nero cambia colore.
Nella trappola del giorno,
la vita è un gioco.

***

Simbiosi

Due metà della vita non ne fanno una,
nemmeno a dividerle dalla croce del dolore,
nemmeno a moltiplicarle con la speranza,
sommate con se stesse in miseria,
sottratte dall’alto dei cieli.
L’uomo ha il colore del bosco d’autunno,
due metà della vita non ne fanno una.

***

Il carnevale

Il giorno di carnevale
vi sono maschere ovunque,
sotto il ritmo della pioggia;
giocano con aria sorridente,
imitano animali, insetti di bosco,
in modo asimmetrico fanno acrobazie
per dimenticare le maschere di sempre.

***

La stagione felice

Come soffiavano i venti di stagione ieri,
come se la primavera desse un concerto di violinisti
tra i suoi mesi,
nelle piazze e nelle vie, in periferia.

Come s’affrettavano gli amanti sotto ombrelli ridenti,
due a due,
e si spargevano tra il verde sotto il ritmo
della pioggia.

Tutto questo avvenne ieri,
mentre t’aspettavo vicino al bar
e trovavo il tuo nome scritto sui vetri.

(Traduzioni di Anila Resuli dall’albanese)

*


Alfred Capaliku è nato a Scutari nel 1952. Le sue prime poesie escono già durante le scuole superiori. Si laurea nell’Università di Tirana in Lingua e letteratura albanese nel 1973. Comincia poi a lavorare come insegnante nelle città di Tropoja e Skutari. E’ docente di Letteratura albanese nell’Università di Skutari "Luigj Gurakuqi".
Ha pubblicato diverse opere tra le quali:- " Kenga e kantiereve " (poesie "La canzone dei cantieri"), Tirana,1976- " Per njerezit e punes " (poesie "Per gente di lavoro"), Tirana,1980- " Java pa ty " (poesie "La settimana senza di te"), Skutari,1995- " At Vinçenc Prendushi " (monografia "Padre Vinçent Prendushi"), Skutari, 1996- " Nje jave me perralla " (prosa per bambini "Una settimana di fiabe"), Scutari, 1998- " Bernardin Palaj " (monografia), Skutari, 1999- " Tregime per ty " (prosa "Racconti per te"), Skutari, 1999- " Muzike ne levizje " (poesie "Musica in movimento"), Skutari, 2000- " Ufoja dhe lulet " (poesie per bambini "L’ufo e i fiori"), Skutari, 2001- " Gasper Pali " (monografia), Skutari, 2002- " Alfabeti i munguar" (studi letterari "L’alfabeto mancante") , Skutari, 2003- "Ese dhe studime letrare" (studi letterari e saggi "Saggi e studi letterari"), Skutari, 2005

 



rinnovamento gestione

March 20, 2009 | Filed Under [comunicazioni], [poesie], [traduzioni] | Leave a Comment 

 

Ho sempre pensato a questo luogo come un foglio dove poggiare soltanto i miei scritti, con pochi dettagli qui e lì che lo collegano ad altri lavori di cui mi occupo.
Attualmente sto leggendo tantissima poesia contemporanea e ho talmente tante cose per la testa che spesso mi viene difficile tenere il tutto chiuso nella piccola scatola del mio cervello. :-)
Essendo il lavoro che sto facendo anche molto corposo, insieme alle traduzioni e tutto il resto, pensavo di spostare qui l’intero contenuto anche del sito ParolaNomade, che rimarrà aperto, ma forse questo luogo ha dei visitatori più frequenti di quello spazio, quindi inserirò anche qui tutte le mie ricerche, traduzioni, letture e quant’altro.
Il mio sito non rimarrà quindi un sito di sole mie poesie, ma anche un luogo dove ci sono le mie letture, il mio modo di vedere la poesia di oggi e di ieri, le mie impressioni.
Con Clepsydra Edizioni comprendo sempre più che mi manca ancora tantissima poesia da studiare e leggere ed ho bisogno di mettere in ordine almeno quello che leggo oggi, per capire cosa leggere domani.
 
A.

 



le barche

March 15, 2009 | Filed Under [poesie] | 6 Comments 

 

 

le barche si baciano, con l’onda che alle loro labbra
poco a poco si frantuma. dove si poggia, la tua mano
forma un cerchio grande quanto l’ombra di una pianta
che poi s’allarga che pare un albero. e lì, in quel cerchio
appeso al tuo corpo, quasi a prescindere da esso,
m’osservo più volte
a dimenticarti.
 
 
 


Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste

March 15, 2009 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

 

Chiara De Luca (a cura di)

Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste

 

opere di Fabiano Alborghetti, Luca Ariano, Martino Baldi, Corrado Benigni, Maria Grazia Calandrone, Simone Cattaneo, Carmine De Falco, Massimo Gezzi, Matteo Fantuzzi, Marco Giovenale, Federico Italiano, Simone Lago, Stefano Lorefice, Lorenzo Mari, Francesca Matteoni, Daniele Mencarelli, Simone Molinaroli, Anila Resuli, Massimo Sannelli, Mariarita Stefanini, Francesco Tomada, Caterina Tritto

 

http://www.faraeditore.it/html/neumi/borsaviand.html

 

 

 



Alessio Vailati su Clepsydra Edizioni

March 6, 2009 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

La presentazione del poeta Alessio Vailati su Clepsydra Edizioni

 

 

 



Iole Toini su Clepsydra Edizioni

February 24, 2009 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

La presentazione della poetessa Iole Toini su Clepsydra Edizioni

 

 



Aggiornamento Clepsydra Edizioni

February 11, 2009 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

La presentazione del poeta Angelo Tozzi su Clepsydra Edizioni

 



tratto, da raccolta senza nome

January 20, 2009 | Filed Under [poesie] | 6 Comments 

l’odore del caffè.
la risposta alle cose, le domande poste per dire ai mobili
che si è qui in due. l’arrivo della neve. e poi la pioggia
a slavare ogni trave che gocciola. i rumori delle auto
e il garage che sembra vuoto. le scale, in rotta verso camera.
le porte semichiuse e gli occhi agli orli e al buco delle chiavi mancanti.
le finestre e i cuscini di piume che cadono giù a vuoto.
così si contano i tratti dell’essere parte di te, in una casa
silenziosa.

 

 



lavori in corso

January 19, 2009 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

Purtroppo ultimamente ho le mani su troppe cose ed è difficile per me lasciar un po’ di spazio a questo luogo. Per chi non lo sapesse ho creato Clepsydra Edizioni che attualmente si occupa di ebook ma le idee sono altre: si sta ancora cercando la tipografia giusta e poi si vedrà.

Per il resto mi sto occupando di OboeSommerso messo a nuovo, di una raccolta che per ora non credo abbia un titolo definitivo, ma penso di non pubblicare su questo luogo, e altri progetti che riguardano tutti la poesia e le mie traduzioni.

E oltre a tutto questo si aggiunge anche lo studio che tra alti e bassi mi corteggia con a tratti attimi euforici ed altri di panico completo.

La vita è una sola e va vissuta al massimo!

A.



testo 1.

December 18, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

*

è che la bocca aggrappa un ramo
e questo cade; insieme all’occhio che ne rincorre
l’aria e poi s’avvolge.



diversi

October 15, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

  

non dirmi, ché la bocca ha un fiato
leggero che mai sottometto: è come un’ombra
che spunta dalla tenda e ai tuoi piedi posa
un alluce e poi si sventra.
                è una donna quel che ami
e ha sapore come un piatto
troppo scaltro. con due occhi come i miei
propensi a dividere le cose di ognuno
come vuoi che sia il pianto.
                      tu, odori d’altro; non ho denti
per masticare la nuova forma dei nodi
che, nella tua testa, mi marcano
c o n t i n u a m e n t e.



[frammento della malattia -2-]

September 10, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

 

comprendi l’aria che consuma la stanza
nel torace, che si gonfia e si sgonfia con ogni fiato
che ubriaca i muri. le tue braccia distese
rammentano come tenevi la mano e si stendeva altrove.
qui i passi nemmeno ti proteggono.

corridoi su corridoi, di gente che c’è
e viene, sono il tuo continuo contatto
col mondo.

 

 



orologi

September 5, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

quel che varia questa sera
è l’odore dei caffè ai bordi dei muri
che striscia verso la cucina. ricorda
quel poco di aria viziata che accompagna
i tuoi spostamenti di routine. tutto simile
ad una brocca piena di ore sconnesse, con nodi
alterni e dire che l’ora è già passata, scambia
e deteriora – il tempo. l’annuncio degli orologi
distacca anche la mente. soltanto un poco.
un poco alla volta. di continuo.

 

 



noi

August 22, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

dimentichi come scende la pioggia
su di noi; rappresa (continuamente distante)
comprende le parole, gli stadi della gola
a scavare il discorso – la nudità delle persone
ha importanza nelle cose. dimentichi
come dimentica il sole ogni giorno che è notte.

trascende il dire.
il piacere è poca cosa infine.

 

 



piccolo passatempo

August 16, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

ritorno al tuo sapore
con quegli occhi contorno di mare
dislessica e ritratta
una forma complessa, come vuoi.

*

ritorno al pianto intatto
come goccia di poche parole
col labbro sconnesso e tu
dimentichi le ore, il tuo nome.
 
*

comprendi com’è l’aria
la fame, gli occhi, e la mia pena
continua, corrompe e va

ritorna, ch’è già sera.

 

 



forma aggiunta

August 7, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

 

e fosse così contratta quella bocca
l’amaro a gocce cadrebbe giù, solo mio.
 
chiudevano gli occhi le finestre nel guardarci
timide e finte distratte attaccate ai muri e poi aprirsi
e uscire.
così i vetri davano di te l’idea della forma.

 
 

 



nell’attesa

August 7, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

 

correggi il fiato
l’onda che perfora la mente ha più voci e altre ancora
marcano la pelle al brivido. dimentico più volte il vento
e l’orma che si consuma nel petto ha forma confusionale
per quanto serva.

dunque aspetta. la mia terra piccola quanto in una mano
un dito, quasi coricata come fosse bambina, è là che si dimena
e tormentata chiama.
odi l’ambra del cielo che corre in qua.
torna con me nel sonno.
la veglia ubriaca marca le mie rughe distinte
e corre in là, precoce.

dunque aspetta. l’odore delle cose ritorna alle case
quando si fa giorno e poi sera.
 

 

 



[frammento della malattia -1-]

July 29, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

per quel che vale spengo la sigaretta
appena entri. ed il fumo sventra le finestre
nell’urlo per uscire. è domenica e tutto invecchia
intatto e immobile perchè è nuvolo e i tuoi piedi
non sanno dove andare. di fretta solo lo spasmo
del caldo. come contorno c’è della buona musica.
e poi la malattia si sa, ferma ad aspettare di sbocciare
per ravvivare la testa. non è che sia poi così diverso.
camminiamo ancora un po’. il largo cucina-stanza, stanza-cucina
sembra più stretto del solito. brulichi qualcosa.
dimentico di avere orecchie per darti retta
e non giro nemmeno la testa. sono esausta.
sei immobile da farmi venire il pianto. ma non piango.
le vicine alla finestra sentono tutto. in-comprese
in questo appartamento a più scale, dimenticano
che l’aria entra anche qui. ma tu taci. e io acconsento
il silenzio. devo uscire per pagare le ultime bollette.
ma è domenica e domani non riesco. e tu meno di me.
mi perfora l’idea che tu non ci sia. tu e la tua malattia.
sono malata anch’io e per quanto ti basta, non sprecare il fiato.
tolgo le medicine sopra il mobiletto. il salotto senza sembra
quasi vuoto. è tempo ormai che cadi. è tempo che i muri
sorreggono l’ansia che mi pervade se ti alzi. e cadi.
il tempo non vede. è ancora un po’ mattina, e non riesco a stare
nemmeno sveglia. non odio la domenica, ma me la fai odiare.

 
 

 



la fuga

July 21, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

come distingui nei dormitori l’orma di qualcuno.
-
due dita sul muro disegnano del sesso cauto,
silenzioso, da ubriachi incompresi. non si sa
la mattina che voce abbia l’idillio, l’ilarità
dei nervi che prosciugano il viaggio. (il ritorno
si conta sulle unghie d’una mano sola) permane la fuga,
l’intonare della memoria. suona. condiziona il fato.

nuovi bicchieri stanotte ameranno i tavoli spinti
all’angolo della camera. lì, incolume, s’appoggia
la fotografia d’una moglie gravida.

 
 

 



gli occhi

July 20, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

è come il vuoto che pietrifica le bocche.

*

la sua indole innata di femmina, di ventre
interamente avvolto dallo stesso seme,
consone a madre, a figlia, congela
per pochi nomi tra i denti. le ossa sudano.
si sfamano della propria carne – la stessa
che consegna la fame ad ore improvvise.

improbabile tu capisca l’iter della sua mente.
rinnega il suo nome.
rinnega il suo nome.
rinnega il suo nome distratto dai ritratti
delle pareti signorili che vanno a zig-zag
insieme alle scale. più spiovente è lo sguardo.
continuo l’intonaco che corrompe il colore delle venature
che sulla schiena si mischiano coi nei sporgenti
come a formare larve di farfalle. è lì che prende piega
la sua ala.
è così alto il suo profumo.

non è come ieri. la gente sorride lievemente
quando incrocia sguardi. l’orizzonte è uno solo.
i volti singoli, sui ritratti asciutti di pennellate a caso.
forse i denti rasi hanno un perchè.
forse la loro ombra sul labbro si ferma
per intrattenere un unico bisbiglio. appena fermo.
appena singolo. coi suoi occhi in fronte.
 

 

 



la dichiarazione del peccato

July 20, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

la dichiarazione del peccato (uno singolo)
disdegna l’umore che le cose comprendano
di quanta e quanta gente abbia pietà
e – nella demenza – si fermi a guardare.

tutti immersi. emergenti come le memorie.
le nervature che snocciolano il corpo
come ad averne fame, di continuo.

non è quindi questo il silenzio che irrompe.
annoda la nuca.
menti.
pesta.
l’anima ferma ha più bagliore di mattina.
l’anima ferma. perdona.
 

 



gravemente al cielo

July 20, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

eppure appesi per i piedi stanno i cadaveri
sugli alberi.
le loro figure a larva, non sbocciano,
ma odorano, dimenticano. s’annusano
costantemente. e gli occhi; osserva come
la loro pupilla s’innalza gravemente al cielo.

non chiedono terra.
non serve più la pietra.
ma la bocca compresa del male, incolume
nel pianto, prende forma.

 



dimentica il cielo

July 20, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

ed è che ad ogni buco, risveglia un nodo.
la tua faccia rotonda alquanto, disegna l’amaro
compreso in una briciola di pane. sta ferma, sul tavolo.
intatto, il tuo braccio comunica con la parete.
la casa s’annuvola come avvolta di ceneri
incomprese.                  s’appresta bene al silenzio.
 
è come la tv: le cose prendono importanza
nella loro parvenza più lontana.

dimentica il cielo.
nudo.
nudo.
appartati con l’erba che schiaccia se stessa
per un attimo di pioggia.

 

 

 



lontanissimo

July 19, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

come confonde l’aria il tuo profumo
gelido e corroso dalle bocche incarnite nella pelle.
come fosse lontano. lontanissimo.
dissento l’aggravare del peso – il cuore che dimena
sul petto mette radice. intenso il volume
di come la tua gola scampa, di come la tua fiamma
odora. tremi. cambi. t’inalberi come una femmina.
t’intoni con le mie gambe addormentate,
sotto il vento. il vento. lontanissimo.

 

 



lenzuola scoperte

July 12, 2008 | Filed Under [poesie], [prosa] | Leave a Comment 

 

 

accanto alle finestre, il nudo del tuo volto in una piega continua. scendeva. incantava. e le dita intatte sul cuscino. appena scortate dal sole. avevamo poco da dirci. illese le labbra. tormentati quel poco da dirci continuamente cos’era la fine. già sapevamo. già s’era un grumo di piaga che levigava gli orli delle nostre voci. insieme. diversamente. 

 



pioggia

July 11, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

il colore delle cose, il cortese brulicare delle voci
sotto l’erba – il fastidio della pioggia e la lingua
del cielo sulle braccia; la corsa, i piedi sui pedali
e la bici che va. un continuo numerare.
costoso. come niente. nulla di nuovo.

 

 

 



sulle finestre, di sera

June 18, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

 

scorgo a tratti le nuche

che nelle tue bocche hanno forma

                                    circolare

e sto appesa

a questi chiodi di Marie spaventate

con un posto ciascuno

                                 nell’anima;


mi dipinge di te il fiato caduco

delle foglie d’inverno

 

*

 

dimmi come vedi questa lacrima

distratta al mento – ogni tuo sguardo

langue sotto le ciglia e a poco a poco

mi deturpa – non tante parole sono abbastanza,

non poche cose io

                             rondine appena sulle foglie

ho da scrutare per non pensarti altrove.

 

*

 

e se questo tratto sapesse il tuo nome

come sta tra i denti e come fiata

                     un’onda così piena da tradirmi


la mano si farebbe grande per avvinghiarti

 

                    così lontano hai poca luce addosso

                    e poca forma io nella tua pelle

                    calma e sola, fino a stringersi.

 

*

 

e mi sta intorno il profumo di te

appeso alle finestre – dalla tua voce

ritratta l’anima le cose dette; io perdono ancora

                       per finire intatti nelle fotografie

quel che mi sorprendo dentro.


                                           occhi pochi

a strappi rimangono ad attenderti ad ore.


ma so di te cos’ha il fiato

e so il suo rumore vivo, come avessi

tempi addietro ad averti mio.

 

*

 

fingi di sapere che siamo uguali:

simile bocca ho io alla tua – simile mano

tutta contratta in cinque sole dita come fossero troppe

per tenerti stretto.


               e poi, cos’ha la notte

ad amarci tanto –

               poche labbra io

               a tingere pure i denti col tuo nome

               di continuo.

 

 *

 

dormi: una forma amante della tua bocca

ritrae della mia mano una luce informe

che succhia il buio distratto dal vento.

               e fosse già mattina, t’amerei più volte;

qui le ore tarde, le gocce spesse della pioggia

fondono le lacrime, il tuo ricordo, con la colpa.


              (due occhi soltanto osservano

              tanto da dire ch’esiste ancora il silenzio)

 

 *

 

non ho fiato per sprecare silenzi – dimmi come dire

che tu ed io siamo soli: in veranda oggi guardavo i gatti

a stordire la coda e mangiarsi i baffi, come noi;


                                 le poche cose di me non hanno discorsi

da rammentare. pure le forme dei gigli in giardino dimenticano

quando entro ed esco, ogni sera.

 

*

 

negami che è poca la sera e poco il tratto

che m’appartiene; e potessi scorgere

quel buio assorto del tuo occhio sotto il riflesso

                      volte più volte, una forma unica

per quanto è sola – dimentica come sono tua

se ogni voce fa gioco di noi.


nel tratto di te che una finestra oscura

direi d’andare, ogni dove v’è luce.

 

*

 

non ho carta e chiavi per ogni conta di scale

che, a prescindere, dividono.


portami altrove dove le lingue tornano

a succhiarsi il pane – occhi distratti fermano

l’anima ad ogni angolo tuttora.


qui è sempre sera

ed io, comunque, sono sola.

 

*

 

come ricordi, il male ha radici cortesi

che sradicano i muri – sei così un’edera forte

che stanca i miei incubi fino a renderli sani.


io di me ho tante orecchie, tutte a scorgere

lenti bavagli che tremano tra occhi e bocche:

io sono qui ancora, ma dimmi dove.

 

*

 

non piangere, sono stata anch’io bambina:

ora tutta stretta ai piedi per capire l’amore,

sono a stringere la fame – poca e spessa ai denti

tanto da fare male
– ed è qui che so come

il tratto di te che mi preme, succhia ogni silenzio

che delinea di continuo il tuo nome.

 

*

 

non dire come sono altra e come sono poca

a travisare l’ardire: le parole sono anelli che

                                       sulla mia schiena

schiodano il male.

 

*

 

e se quanto è detto avesse ancora carta,

ridarei una penna a lasciarne l’orma.


di me, di te, di noi comunque, che s’è soli.

 



voci alterne

June 18, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

 

inizia a nascere semplicemente dal buio

la preghiera che si consuma nelle strade.

 

(s’ode solo la pioggia come movimento

unico che contrae il pianto)



l’antitesi del bene

June 17, 2008 | Filed Under [poesie] | Leave a Comment 

ideare la finzione, l’antitesi del bene che muta, l’odore delle cose

che dalle narici prende forma – sudano tutte come fossero brevi

a distinguere l’aria che conquista il polmone: è continuamente

perforato il mio, non vedi? travolgi ancora la mania che io possa

camminare dentro quelle rughe nascoste da cipria e phard,

come fossi giovane tanto da rabbrividire pure le ginocchia

e quei denti gialli sanno come il morso al polso mi consuma.

non vedi come appaio nella moltitudine di cose che sovrasta

la mia camera colma di volti e ritratti poco ben definiti. siamo in mille

e io sono un centesimo di un alluce che non demorde un crampo

e va su per il muro fino a cadere. – ricordo l’aridità della tua bocca

se chiudo gli occhi nell’attesa; eppure ancora qui, accanto al tuo letto

ti annuncio le memorie ché tu possa coricarti altrove e non più

nel mio petto.                     “dormi bene, bambina, dormi, ch’è l’ora”



la morte attende ad ogni ora

June 12, 2008 | Filed Under [poesie] | Comments Off 

Di questa parola è qui che si denuda

l’annunciare alla bocca, il peso continuo che spinge

sui denti; eppure detta più volte, ancora

come fosse una nuova indagine della carne sulla propria

prole – d’una vita infame – così è, se non morte.

Tutti stretti noi uomini, un corredo continuo

intorno a delle mani nude sorrette dal vento.

 

 

*

 

 

Si sa per com’è attenta la notte; ché le donne

stanno a rammendare gli stessi abiti di mariti travolti

da una cena abbondante. Il silenzio attorno fa loro

da veglia cortese che attende che s’abbia fine.

E’ lì che arriva alla sedia, un peso sottile tanto da non sentirsi,

un fiato che brulica ben poche parole

e stanco corre via, come un morto alla fine.

 

 

*

 

 

Dimmi se non è morto che lo chiamo ancora

all’orecchio distratto: per il sordo il movimento delle labbra

è l’unico modo di saper udire. Ma dire come

la sera ubriaca di voci le nostre canzoni d’amore,

non è forse amaro per un corpo in attesa.

Sedute le scarpe vicino alla sedia,

dimenticano come calzarsi e si lasciano andare.



terra

July 8, 2007 | Filed Under [poesie] | 2 Comments 

si schiaccia la mia terra
in una cartolina stropicciata
in un pugno
col dorso consumato dalla pena
 
dalla fame
 
terra che nulla di te
in me ha un nome
 
nulla di te
 
il volto della mia carne
perdona
 
dimmi pure come ucciderti
come proteggere il fiato
e la pronuncia delle cose
 
un tormento scosceso
che in gola infiamma la ragione
 
nulla di te
è un varco che al mare prende viaggio
e mai ritorna
 
un mucchio di pietre
il tuo abito mi veste
 
pesante
così pesante
da farmi male.


forma irregolare

July 8, 2007 | Filed Under [poesie] | Comments Off 

ci si leviga in un punto incarnato alle gengive
con i suoni che dai denti gialli scompongono
la nostra eco. siamo una sola corda viva
distesa sul capo come un capello slavato
meno liscio del solito. ovvio che tu sia qui
a marcare le nervature del mio corpo
perché io possa trovarle al taglio. cosa è
il fiato se non si consuma;
 
la luce esiste solo per crearne l’ombra
dentro questa casa – breve, così breve
da udirne il lamento – ed io, una pietra
che sul capo ti si poggia e rimane, di te
mischio il lume nel ricordo, vecchia e stanca.


Partecipazione

June 18, 2007 | Filed Under [audiopoesia], [poesie], [presenze] | Comments Off 

*

CIBO – FESTA DELLA POESIA

La Poesia (sola) nutre
.

Castel San Pietro Terme (Bologna) – 30 Giugno 2007 dalle ore 21.00.

Giardino della Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, Via Matteotti 79

con: Fabiano Alborghetti, Maurizio Brusa, Dome Bulfaro, Maria Grazia Calandrone, Gianfranco Fabbri, Matteo Fantuzzi, Isabella Leardini, Stefano Massari, Francesca Matteoni, Anila Resuli, Massimo Sannelli, Giacomo Trinci e la nuova scena bolognese e modenese (Massimiliano Aravecchia, Marco Bini, Salvatore Della Capa, Erika Frigieri, Guido Mattia Gallerani, Valerio Grutt, Samuele Lambertini, Sara Obici, Rossella Renzi, Sarah Tardino).



不在

May 25, 2007 | Filed Under [poesie] | 6 Comments 

proviamo a scendere con la gola
sorretta dal muro e una fotografia non basta
a calcare i denti gialli lasciandoci giovani. le scale
sorridono più volte al tam-tam delle ore
e al tik-tik della pioggia. ma fa caldo
ed è sera. mordi, mordimi una volta
una sola coscia che indietreggia alla mano;
così poco e così vuota la mia bocca
sa di te sempre meno al giorno. ancora
le finestre mi sgridano se m’avvicino;
m’arrendo pure – estremizzo quel lato di te
che s’addice alla mia vestaglia giapponese
incarnata tutta dentro le mie ossa, così fragile
eppure tutto tiene di me, tutto un intero
andare e divenire altra. proviamo
a correre e dirci d’andare: chissà dove i fiati
s’annuseranno e adorneranno i miei capelli.
chissà come- forse io sullo specchio non mi vedo
come t’accorgi sotto le lenzuola. il palato
sorregge la mia lingua e il suono più lungo
non diviene, se non per morire in te
                                        soffocato.


沈黙

May 19, 2007 | Filed Under [poesie] | Comments Off 

 
 
un giorno, un’altra forma, umana, animalesca, un corpo.
so d’essere col mio nome mille nomi, mille anime
distinte. gli occhi gridano: io ferma guardo il mio silenzio
in una scatola d’armadio che si chiude e s’apre
appena le palpebre stanno al sicuro. il sonno
morde la lingua ma non sputa, alterna le voci delle pietre
e le orecchie s’oscurano una ad una come fossero centinaia
a piovermi addosso – ma nulla sento qui.
 
le mura informi mi sudano sopra come pioggia,
m’invecchiano, mi squadrano, e le fotografie del mio corpo
sulla tua pelle, le impronte delle tua lingua
sulla mia pelle, sulla tua pelle io m’arrendo e grondo
 
ogni piccola lacrima, ogni silenziosa armonia che questa
vita m’attinge dalla fine, ogni chiodo che sul muro
mi blocca un’immagine, ogni respiro
e più nulla, ti prego, più nulla.
 
 
 


II

May 15, 2007 | Filed Under [poesie] | Comments Off 

 
 
 
Vivi, come un muro bucato sull’angolo più spesso
che si schiaccia a terra in un’ombra ammaccata
con una finestra che sul cortile chiude le labbra
e poi s’apre. Qui t’osservo, come una gatta,
una forma raggrinzita dal ventre affettato dal buio,
una larva – poco asciutta e poco amata – che scruta
e va. Sei così nella mia casa. La forma di te
che più mi si addice, marca la mia veglia
e il mio sonno più caro distanzia lo sguardo
                                 col saperti guardare.


I

May 10, 2007 | Filed Under [poesie] | Comments Off 

 
 
 
E così è.
 
Una parete tutta intorno con un nervo scoperto sotto il piede
                                                 al buio
 
con le mani piccole, di brevi distanze e gli occhi spessi
dietro il vetro a formare farfalle col respiro.
 
Nulla è. Nulla è recato.
 
Ed è così tanto spessa l’aria che si fa vento sulle ciglia: scopri
così come sei uno solo, unico, i