lenzuola scoperte

July 12, 2008 | Filed Under [poesie], [prosa] | Leave a Comment 

 

 

accanto alle finestre, il nudo del tuo volto in una piega continua. scendeva. incantava. e le dita intatte sul cuscino. appena scortate dal sole. avevamo poco da dirci. illese le labbra. tormentati quel poco da dirci continuamente cos’era la fine. già sapevamo. già s’era un grumo di piaga che levigava gli orli delle nostre voci. insieme. diversamente. 

 



la solitudine del gatto

June 27, 2008 | Filed Under [prosa] | Leave a Comment 

 

 

per ricordarmi della mattina, mi illudevo di avere fame. mia nonna scuoteva il suo bacio sulla mia nuca nella sua mano ed io, illesa, squadravo il gatto. era una sfida. continuamente. poco dopo andai. il ritorno fu anni dopo quando la sua mano era rigida e cupa. distratta sempre la mia nuca, contava i gradini che portavano alla bocca la fame. sapevo d’essere unica e per questo irrigidivo le braccia e saltavo ogni gradino di corsa. dunque il gatto. ai piedi della casa fissava la sua coda. continuamente. sapevo ancora quanti i baffi. come le ombre delle sue zampe prendevano forma al passo. sapevo, non sarebbe tornato. lei se n’era andata. lui non aveva altro da dimenticare.

 

 

 



portici

June 27, 2008 | Filed Under [prosa] | Leave a Comment 

 

 

dal rumore dei passi, erano lontani. lontanissimi. lontanissime le loro risate ai portici. un tak tak continuo. i tacchi. le lancette distratte. ricordavo che la mattina il medico mi avrebbe detto gli esiti. gli esami fatti. il cuore. ricordavo. sentivo le risa. ubriaco. ubriachi tutti. si lamentavano pure i lampioni per il rumore dei sandali. ma era estate. si perdonava tutto. durante la notte, sapevamo che la festa era tutta lì, un cordone da spezzare appena alzatosi il sole. i portici stavano per finire. i passi quasi rallentavano. le mani stringevano per il collo i seni. le gambe tutte lì. con lunghe dita informi, i piedi. distratti poi da dei ragazzini in bicicletta, siamo rimasti a fissare a lungo le vie. andavano stringendosi verso il centro. andavano a finire altrove. con i nostri passi. ricordavo il medico. le parole. le risa. e il silenzio era tutto lì, nelle finestre sopra i portici. intorno.