Era da tanto tempo che volevo parlare di questo libro, un libro che sinceramente anche io desiderai tanto uscisse. Leggo la Toini da ormai anni e non so nemmeno quanti sono, certo più di cinque. Per molti versi la sentii maestra, per la forza interiore che nella sua poesia è forte come una voragine che ti contorce dentro e ti succhia fino al midollo, la mente, il pensiero. Non si è solo lettori nella poesia di Iole Toini, ma si diventa nel leggere la prigione di una miscellanea saldissima ed intensa di sensazioni contrastanti, tra amore e dolore, carnalità e pudore.
E’ così che si presenta il libro della Toini, come fosse una ciminiera gigantesca che brucia all’interno una voragine continua di sentimenti, di orrori misti a frustrazione, ma anche di forza femminile che si fa gigantesca proprio grazie ad un dolore talmente forte, chè è impossibile non provarlo sulla propria pelle mentre si leggono le sue righe. La donna tra queste pagine non è solo umana, ma è una femmina che combatte ed è viva, in ogni sua cellula. E’ una donna che inciampa e si rialza, che gioca con il suo destino perchè è il destino che la porta ad essere ovunque e comunque parte di una forza che diviene lei stessa, nulla più.
Questo libro, in ogni pagina, trasuda di risveglio: è come se il dolore subito, l’angoscia che pare superata, sia piuttosto la porta per accedere a qualcosa di più combattivo, ancora più cruento. L’io non è quasi più donna, ma diviene lama, combattiva, distruttiva a tal punto da non saper nemmeno lei dove indirizzare la propria punta.
Non vi è solo dolore però tra queste pagine, vi è anche consapevolezza; vi sono ritratti di diversi mondi e diversi sguardi. E’ un libro di vita vissuta, colma di volti tristi e sfuggenti, di vite silenziose e tormentate.
Il libro è diviso in sei parti e sembra che con la terza parte “Il corpo atletico” la poetessa si dia un’impronta ancora più intimistica, in visione un po’ più pacata e fragile, seppur, anche qui, non mancano le similitudini e le metafore nodose che si trovano nelle altre parti. La poetessa in questa parte la trovo però più presente come donna, come parte integrante di un quadro che s’addensa fitto di immagini silenziose, pungenti. Eppure qui “credendo e pregando” lei è meno taciturna forse e più rivelatrice. Con la quinta parte invece, “Il ventre in bocca”, si ritorna ad un verso lungo, discorsivo e struggente.
Questo libro parla di molti volti, di pietre e di seni che subiscono, di donne e uomini, di dolore, di frastuono e silenzi, di luci accecanti miste ad ombre, pure di innocenza e solitudine.
Nella forma, la poesia passa dal verso lungo, dove le pause appena s’accennano, al verso breve, conciso, dove il dettaglio è l’unico desiderio della poetessa. Ricchissima la vastità di immagini, spesso riconosciute in più versi, continuative e, seppur difficili da comprendere fino in fondo, espresse con una linearità disarmante, come fossero ritmicamente normali, come fossero parole semplici, piccoli tratti di vita vissuta ogni giorno, ma privi totalmente di volti silenziosi; piuttosto immagini piene di urla.
Il tutto contornato da opere in bianco e nero dell’artista
Orodè.
Tratti
I fiori sanno l’ombra che revoca l’attesa.
La rosa è nella bocca,
colmo di misura che trattiene l’alito terrestre.
Un’incompiuta città batte in gola,
ricorda l’orma della fioritura.
Parola dentro la parola, la pietà mi accerchia
fino alla percezione della grazia.
E’ da lontano – nell’impronta del buio che sale
sull’occhidente scosso dal nero,
quando il silenzio compone le cose
– nella presenza – nel nome.
E’ da lontano che vieni vicino;
mi mostri quello che sento.
Sono alberi e fuoco, grandi terremoti,
il picco della carne che batte contro l’aria
come un’ala in cerca della presa.
E prende corpo uno sgomento.
Ha mani, braccia, un volto faticoso,
la meraviglia che chiamo tua carne / amore /
dove ha nervo la frontiera
che dilata e assolve
la mano che segna il bordo del sole.
*
La musica è un occhio-pesce, semichiuso,
quasi perfetto.
Oh, tutti dicono, che bell’uomo, che-gran-bella-persona.
Fortuna, fortuna! tua zia che fortuna.
Beve. Sta chiusa sulla porta spalancata.
Beve. Ma non si vede.
I capelli neri fino alla schiena, la bocca piena.
Che bella coppia, dice la gente. Fortuna, fortuna!
La nonna scuote il capo. Batte il pugno.
Pover’uomo, dice, quel bell’uomo piegato sulle mani.
La testa china, il ghigno dentro l’ombra.
Fa il macellaio. Squarta metri di carne.
La appende sul retro del negozio.
Il negozio è pulito, sterilizzato.
La carne esposta è quella che non fa lo schifo.
*
C’era l’amore cucito vena a vena.
L’amore era nelle galline
nei vitelli nello zio del latte munto
nei fasci di fieno i giochi con le biglie.
*
Cammino sugli spilli delle loro voci,
un segno sotto l’occhio,
il blu di un chiodo che mi fa paura.
/
Ho sgozzato i miei genitori dentro la mia cassa da morto.
Ho cominciato da bambina, senza saperlo.
Era una specie di salvezza,
disubbidire la colpa che mi richiamava all’ordine.
La prima volta avevo sei anni.
Ho visto il sesso fare l’occhiolino
dai pantaloni di un uomo.
Così sono venuta al mondo.
Non ho strillato.
Sono rimasta ferma fino a che mi ha compiuto.
Ero alta come la sillaba
che non sapevo dire.
Ero un fungo.
I funghi crescono senza paura
di essere divorati dai vermi.
Non sanno di essere nati.
Neanche io sapevo.
Mi gonfiavo nelle ossa della casa,
crescevo nel pollaio, in inverno e in estate
dietro i calcagni di mia madre.
Il silenzio definiva la mia statura,
mi scavava nella gola l’altitudine di una bomba.
[...]
Biografia
Toini Iole è nata a Darfo Boario Terme il 6 maggio 1965, vive sul Lago d’Iseo. Ha collaborato con la rivista “Qui – appunti dal presente ” di Milano. Ha vinto alcuni premi tra i quali il Concorso Nazionale di Poesia “Sci Club – Pieve di Soligo”, presidente onorario di giuria Andrea Zanzotto; ‘Il Lago Verde’ di Casazza (BG); il Premio Nazionale di Galbiate (MI) . E’ stata segnalata in concorsi quali il Montano di Verona, il Concorso di Poesia di Mezzago (MI), il Premio Città di Rimini. Due poesie sono state pubblicate su Gradiva. Alcuni testi sono apparsi sulla rivista ‘Le voci della luna’ di Sasso Marconi (BO).