Iole Toini – Spaccasangue (2009)

March 31, 2010 | Filed Under [note tra gli scaffali], [poesie] | Leave a Comment 

 

  Iole Toini - Spaccasangue - Le Voci della Luna, “Segni”, 2009 – ISBN 889604803-6

 

Lettura

 

 

Era da tanto tempo che volevo parlare di questo libro, un libro che sinceramente anche io desiderai tanto uscisse. Leggo la Toini da ormai anni e non so nemmeno quanti sono, certo più di cinque. Per molti versi la sentii maestra, per la forza interiore che nella sua poesia è forte come una voragine che ti contorce dentro e ti succhia fino al midollo, la mente, il pensiero. Non si è solo lettori nella poesia di Iole Toini, ma si diventa nel leggere la prigione di una miscellanea saldissima ed intensa di sensazioni contrastanti, tra amore e dolore, carnalità e pudore.
E’ così che si presenta il libro della Toini, come fosse una ciminiera gigantesca che brucia all’interno una voragine continua di sentimenti, di orrori misti a frustrazione, ma anche di forza femminile che si fa gigantesca proprio grazie ad un dolore talmente forte, chè è impossibile non provarlo sulla propria pelle mentre si leggono le sue righe. La donna tra queste pagine non è solo umana, ma è una femmina che combatte ed è viva, in ogni sua cellula. E’ una donna che inciampa e si rialza, che gioca con il suo destino perchè è il destino che la porta ad essere ovunque e comunque parte di una forza che diviene lei stessa, nulla più.
Questo libro, in ogni pagina, trasuda di risveglio: è come se il dolore subito, l’angoscia che pare superata, sia piuttosto la porta per accedere a qualcosa di più combattivo, ancora più cruento. L’io non è quasi più donna, ma diviene lama, combattiva, distruttiva a tal punto da non saper nemmeno lei dove indirizzare la propria punta.
Non vi è solo dolore però tra queste pagine, vi è anche consapevolezza; vi sono ritratti di diversi mondi e diversi sguardi. E’ un libro di vita vissuta, colma di volti tristi e sfuggenti, di vite silenziose e tormentate.
Il libro è diviso in sei parti e sembra che con la terza parte “Il corpo atletico” la poetessa si dia un’impronta ancora più intimistica, in visione un po’ più pacata e fragile, seppur, anche qui, non mancano le similitudini e le metafore nodose che si trovano nelle altre parti. La poetessa in questa parte la trovo però più presente come donna, come parte integrante di un quadro che s’addensa fitto di immagini silenziose, pungenti. Eppure qui “credendo e pregando” lei è meno taciturna forse e più rivelatrice. Con la quinta parte invece, “Il ventre in bocca”, si ritorna ad un verso lungo, discorsivo e struggente.
Questo libro parla di molti volti, di pietre e di seni che subiscono, di donne e uomini, di dolore, di frastuono e silenzi, di luci accecanti miste ad ombre, pure di innocenza e solitudine.
Nella forma, la poesia passa dal verso lungo, dove le pause appena s’accennano, al verso breve, conciso, dove il dettaglio è l’unico desiderio della poetessa. Ricchissima la vastità di immagini, spesso riconosciute in più versi, continuative e, seppur difficili da comprendere fino in fondo, espresse con una linearità disarmante, come fossero ritmicamente normali, come fossero parole semplici, piccoli tratti di vita vissuta ogni giorno, ma privi totalmente di volti silenziosi; piuttosto immagini piene di urla.
Il tutto contornato da opere in bianco e nero dell’artista Orodè.
 
 
 
 
Tratti
 
 
 
 
I fiori sanno l’ombra che revoca l’attesa.
La rosa è nella bocca,
colmo di misura che trattiene l’alito terrestre.
 
Un’incompiuta città batte in gola,
ricorda l’orma della fioritura.
Parola dentro la parola, la pietà mi accerchia
fino alla percezione della grazia.
 
E’ da lontano – nell’impronta del buio che sale
sull’occhidente scosso dal nero,
quando il silenzio compone le cose
                 – nella presenza – nel nome.
 
E’ da lontano che vieni vicino;
mi mostri quello che sento.
Sono alberi e fuoco, grandi terremoti,
il picco della carne che batte contro l’aria
come un’ala in cerca della presa.
 
E prende corpo uno sgomento.
Ha mani, braccia, un volto faticoso,
la meraviglia che chiamo tua carne / amore /
dove ha nervo la frontiera
che dilata e assolve
la mano che segna il bordo del sole.
 
 
*
 
 
 
La musica è un occhio-pesce, semichiuso,
quasi perfetto.
 
Oh, tutti dicono, che bell’uomo, che-gran-bella-persona.
Fortuna, fortuna! tua zia che fortuna.
Beve. Sta chiusa sulla porta spalancata.
Beve. Ma non si vede.
I capelli neri fino alla schiena, la bocca piena.
Che bella coppia, dice la gente. Fortuna, fortuna!
La nonna scuote il capo. Batte il pugno.
Pover’uomo, dice, quel bell’uomo piegato sulle mani.
 
La testa china, il ghigno dentro l’ombra.
 
Fa il macellaio. Squarta metri di carne.
La appende sul retro del negozio.
Il negozio è pulito, sterilizzato.
La carne esposta è quella che non fa lo schifo.
 
 
 
*
 
 
C’era l’amore cucito vena a vena.
 
L’amore era nelle galline
nei vitelli nello zio del latte munto
nei fasci di fieno i giochi con le biglie.
 
 
 
*
 
 
 
Cammino sugli spilli delle loro voci,
un segno sotto l’occhio,
il blu di un chiodo che mi fa paura.
 
/
 
Ho sgozzato i miei genitori dentro la mia cassa da morto.
Ho cominciato da bambina, senza saperlo.
 
Era una specie di salvezza,
disubbidire la colpa che mi richiamava all’ordine.
 
La prima volta avevo sei anni.
Ho visto il sesso fare l’occhiolino
dai pantaloni di un uomo.
Così sono venuta al mondo.
Non ho strillato.
Sono rimasta ferma fino a che mi ha compiuto.
 
Ero alta come la sillaba
che non sapevo dire.
Ero un fungo.
I funghi crescono senza paura
di essere divorati dai vermi.
Non sanno di essere nati.
Neanche io sapevo.
Mi gonfiavo nelle ossa della casa,
crescevo nel pollaio, in inverno e in estate
dietro i calcagni di mia madre.
Il silenzio definiva la mia statura,
mi scavava nella gola l’altitudine di una bomba.
[...]
 
 
 
Biografia
 
 
Toini Iole è nata a Darfo Boario Terme il 6 maggio 1965, vive sul Lago d’Iseo. Ha collaborato con la  rivista “Qui – appunti dal presente ” di Milano. Ha vinto alcuni premi tra i quali  il Concorso Nazionale di Poesia “Sci Club – Pieve di Soligo”, presidente onorario di giuria Andrea Zanzotto; ‘Il Lago Verde’ di Casazza (BG); il Premio Nazionale di Galbiate (MI) . E’ stata segnalata in concorsi quali il Montano di Verona, il Concorso di Poesia di Mezzago (MI), il Premio Città di Rimini. Due poesie sono state pubblicate su Gradiva. Alcuni testi sono apparsi sulla rivista ‘Le voci della luna’ di Sasso Marconi (BO).

 



Pier Maria Galli – Prima che sia autoritratto

June 20, 2009 | Filed Under [note tra gli scaffali], [poesia italiana], [poesie] | 4 Comments 

   

 

 

PRIMA CHE SIA AUTORITRATTO, di Pier Maria Galli

PRIMA CHE SIA AUTORITRATTO
poesie di Pier Maria Galli

ZONA 2008
pp. 80

ISBN 978 88 95514 19 2

 

Lettura

E’ stata dura scegliere il primo autore con cui cominciare questo lavoro di lettura e note sulla poesia che leggo.
Ho scelto Pier Maria Galli come primo poeta per diversi motivi; quello più importante è legato certamente al tempo che ho dedicato alla sua poesia, leggendolo e conoscendolo come poeta da anni ormai.
La sua poesia è sempre stata molto "femminile", anche se spesso odio parlare per generi o categorie, ma è fondamentale riuscire a capire secondo me l’impronta che un autore dà alla sua opera. La poesia di Galli è un’invasione vera e propria nella mente e nell’inconscio del poeta. Il poeta si scopre letteralmente nella sua poesia. Più che mai in questo libro, dove il dualismo "poeta – interlocutrice femminile" mette forti radici, vi è continuamente l’iter che la sua poesia compie per arrivare a snocciolare ogni dettaglio della donna amata e di se stesso. A tratti c’è poco dell’autore e sovrasta molto invece la figura femminile.
Il libro è diviso in 3 parti, dove ogni parte sembra costruire un percorso tutto suo; "Sul tavolo, di sera", "L’Azzurro del cielo", "Prima che sia autoritratto".
Ho riflettuto molto sul perchè della scelta di questo titolo per l’intero libro, se la parte "Prima che sia autoritratto" viene messa come ultima parte ed è anche quella più breve. E’ infatti un breve componimento in prosa poetica di due pagine. Credo che questa parte sia stata scritta dopo le altre due dal poeta perchè ha dei dettagli linguistici più accurati che spesso sovrastano l’idea che il poeta vuole dare al brano. E’ tutto dettagliamente percorso e indovinato dal procedere degli oggetti e sensazioni.
Probabilmente il poeta ha voluto ricavare un titolo per l’intero libro perchè è anche un pezzo dove si mette più a nudo la sua personalità di poeta; e forse anche la sua ricerca di prosa poetica sempre più accurata.
La parte più lunga è la prima e devo dire, gioca molto sull’immagine di questa donna, sempre presente, sempre continua; parte sempre accentuata nel quotidiano e nel sogno; lei c’è, ovunque. "Le persone se ne vanno attraverso gli oggetti" – è questo per il poeta il significato della presenza di qualcuno. Le persone vengono legate agli oggetti e sono questi che poi le rendono vive anche quando non ci sono.
Eppure nella poesia di Galli ci sono spesso case disabitate, luoghi dismessi e vuoti; assenze. Forse nell’assenza esiste la presenza per il poeta.
L’intero libro atterra nell’immaginario, misto ad un reale-sognato dove il poeta è colui che sta su una sedia a lato della camera, a lato della luce e delle ombre, osserva. Il poeta non osserva solo gli oggetti e le persone, ma osserva anche l’interezza di se stesso, le sue sensazioni, le sue parole e le bocche di coloro che esistono dentro la poesia; tutte le cose che possono parlargli di vita, tra il ricordo e l’attuale presenza delle cose; e come luoghi di questa poesia abbiamo sicuramente i luoghi del poeta, il lago d’Orta, la casa, le vie brevi e piccole del paese, il sole e la pioggia dentro e fuori le mura.
 
 
 
Tratti
 
*
 
 
accade che sia esperienza,
un’infanzia per qualche mattina
tra le mani, l’itinerario meticoloso
di un piede fuori dal cancello,
esaminare la cassetta delle lettere muta,
avere la meglio sul primo sorriso,
quello della beghina delle 8.40, che a fatica
fa scivolare il portone della chiesa
sui gradini riluttanti, rientrare in casa
accendere una sigaretta, e scriverne
 
 
*
 
 
prima i tuoi seni smontati sul comodino.
poi le singole parti di una caffettiera
questa mattina alle 6.45.
come una trama a parte,
occorrerebbe ricostruire pezzo per pezzo
in cima ai tuoi capelli il viso e
la distanza esatta tra il mio letto e la cucina,
e l’occorrente per fare
la tua molteplice bocca.
 
(quasi spiegarsi a gesti
per farsi capire
dalla parola amore)
 
 
*
 
 
le nostre dita lentamente. e le mani in una struttura
complessa di accelerate solitudini. la concretezza
di una probabilità su nessuna probabilità. il tema
pallidissimo delle braccia. le A delle nostre gambe
divaricate ed il loro modo di scrivere ti scriverò. i rami
senza traiettoria che cadono dalle foglie. gli indumenti
in un pomeriggio di sole bagnati dal vento. le lingue che
ci percuotono la volta piovosa dei palati. il montaggio terreno
di una sera bianchissima. i polsi analfabeti che si raccomandano
alla pelle delle labbra. un’opera d’arte mai presa in
considerazione che assume la ben nota forma
della nostra bocca, senza precedenti e lentamente.
 
 
*
 
 
[appunto su pagina, disabitandola]
 
allevami in un vivaio sottovuoto.
fammi trascurare l’aria
e le corse sui prati.
come se ti osservassi sotto la doccia
e disinteressarsi del cielo.
del cielo quando piove.
del cielo quando scompare
in una giornata di sole.
 
 
*

Appunti e mancanze
 
Ci si imbatte sempre, leggendo un libro, in quello che ti aspetteresti nelle sue pagine.

La forma che Galli dà alla sua poesia è un insieme di enjambements che si trascinano tra i versi e li collegano tutti con una forte voracità nel volerli affermare. Non mancano le forme sintattiche che probabilmente non ti aspetteresti, come il distaccare due tempi verbali, come troviamo nell’ultima poesia

 
come se ti osservassi sotto la doccia

e disinteressarsi del cielo

 
Di sicuro questa scelta del poeta è abbastanza pericolosa in poesia perchè non tutti amano il distacco totale e lo sconvolgimento della forma. Galli lo fa quasi in modo naturale e questo credo combaci molto con la sua idea di ricerca e attenzione poetica.
Se si pensa alle mancanze di questo libro, probabilmente si pensa al "distacco" del poeta da se stesso. E’ molto ferma la sua presenza nella sua poesia: anche quando cerca di stare distante, il poeta c’è, esiste dentro questa poesia. Probabilmente un certo distacco, osservando il mondo senza appigliarsi al proprio sentire, darebbe un altro volto alla sua poesia.
A me da lettrice, aiuterebbe molto a capire come il poeta si specchierebbe nell’assenza di se stesso.
E’ vero, è molto difficile un poeta scriva qualcosa senza far trasparire nulla di se stesso; ma cosa ci sarebbe nella sua poesia se i personaggi del poeta fossero totalmente "gli altri"?
 
 
*
 
 
Biografia
 
Pier Maria Galli è nato nel 1962 e risiede a Orta San Giulio (Novara).
Ha pubblicato su diverse riviste tra cui Fiera, Il Segnale, Bloc Notes, Alla Bottega, ecc. e nell’antologia Discorso Diretto (Ed. Canova). Le raccolte: Indizio (Ed. TAM TAM, 1987), Dilogia (Ed. del Leone, 1987), La parola, oltre i segni (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1988), L’istinto delle cose (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1989), Basso paesaggio (Quaderni di Poesia del Gruppo Fara, 1989), La trattoria modesta (in proprio, lulu.com), Di un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005) , Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005), Prima che sia autoritratto (Editrice Zona, 2008), Gli uomini belli ed altri cortometraggi (Clepsydra Edition, 2009).



Note tra gli scaffali

May 28, 2009 | Filed Under [comunicazioni], [note tra gli scaffali], [poesie] | 2 Comments 

 

Ho sistemato stile "diario" il blog, anche se non so quanto durerà visto che amo cambiare vestito spesso, perchè ho deciso di voler studiare un po’ di critica letteraria direttamente sul campo, cioè facendola, definendo il mio lavoro come "Note tra gli scaffali". Ho diversi libri non letti e altri, tanti, letti ultimamente. Tutti di poesia attuale, anzi direi attualissima, e non mi piace lasciarli sullo scaffale senza dire di loro nulla. Mi fa sentire in colpa il silenzio totale su quei versi…

Non essendo io brava nelle presentazioni dei libri, non aspettatevi grandi cose.

Per principio mio però, credo che per parlare dei libri attuali, bisogna sempre far riferimento ad autori e "simboli" attuali: io sono pro la poesia contemporanea e la poesia di oggi. Andare a beccare passate voci note per fare critica, io lo trovo controproducente perchè secondo me un’opera ha valore nel periodo in cui vive.

Ho conosciuto diverse persone che non amano la poesia attuale e mi sono chiesta più volte perchè: io credo che queste persone siano ancora troppo ancorate alla poesia del passato e quindi non riescono ad apprezzare la poesia di oggi.

Qui si costruisce la poesia che in futuro avrà un determinato nome per definire un determinato genere. Non dimentichiamo che i classici sono ora classici perchè noi abbiamo dato loro un tale nome…

Quindi, leggiamo la poesia di oggi perchè è poesia, non perchè derivazione di qualcos’altro…

La struttura che voglio dare alle mie note è la seguente: PRESENTAZIONE personale per il libro – TESTI – MANCANZE NEL LIBRO (quello che secondo me completerebbe il libro o l’autore e perchè… ) – BIOGRAFIA dell’autore

Non voglio offendere nessuno con le mie "note", perchè più che vera critica saranno per me delle note semplici, però come lettrice, prima di essere "autrice" io stessa, ho un mio gusto personale…e di tale gusto mi avvalgo per definire le pecche e le ragioni di un’opera letteraria…

 

AR