Pier Maria Galli – Prima che sia autoritratto
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Lettura
E’ stata dura scegliere il primo autore con cui cominciare questo lavoro di lettura e note sulla poesia che leggo.
Ho scelto Pier Maria Galli come primo poeta per diversi motivi; quello più importante è legato certamente al tempo che ho dedicato alla sua poesia, leggendolo e conoscendolo come poeta da anni ormai.
La sua poesia è sempre stata molto "femminile", anche se spesso odio parlare per generi o categorie, ma è fondamentale riuscire a capire secondo me l’impronta che un autore dà alla sua opera. La poesia di Galli è un’invasione vera e propria nella mente e nell’inconscio del poeta. Il poeta si scopre letteralmente nella sua poesia. Più che mai in questo libro, dove il dualismo "poeta – interlocutrice femminile" mette forti radici, vi è continuamente l’iter che la sua poesia compie per arrivare a snocciolare ogni dettaglio della donna amata e di se stesso. A tratti c’è poco dell’autore e sovrasta molto invece la figura femminile.
Il libro è diviso in 3 parti, dove ogni parte sembra costruire un percorso tutto suo; "Sul tavolo, di sera", "L’Azzurro del cielo", "Prima che sia autoritratto".
Ho riflettuto molto sul perchè della scelta di questo titolo per l’intero libro, se la parte "Prima che sia autoritratto" viene messa come ultima parte ed è anche quella più breve. E’ infatti un breve componimento in prosa poetica di due pagine. Credo che questa parte sia stata scritta dopo le altre due dal poeta perchè ha dei dettagli linguistici più accurati che spesso sovrastano l’idea che il poeta vuole dare al brano. E’ tutto dettagliamente percorso e indovinato dal procedere degli oggetti e sensazioni.
Probabilmente il poeta ha voluto ricavare un titolo per l’intero libro perchè è anche un pezzo dove si mette più a nudo la sua personalità di poeta; e forse anche la sua ricerca di prosa poetica sempre più accurata.
La parte più lunga è la prima e devo dire, gioca molto sull’immagine di questa donna, sempre presente, sempre continua; parte sempre accentuata nel quotidiano e nel sogno; lei c’è, ovunque. "Le persone se ne vanno attraverso gli oggetti" – è questo per il poeta il significato della presenza di qualcuno. Le persone vengono legate agli oggetti e sono questi che poi le rendono vive anche quando non ci sono.
Eppure nella poesia di Galli ci sono spesso case disabitate, luoghi dismessi e vuoti; assenze. Forse nell’assenza esiste la presenza per il poeta.
L’intero libro atterra nell’immaginario, misto ad un reale-sognato dove il poeta è colui che sta su una sedia a lato della camera, a lato della luce e delle ombre, osserva. Il poeta non osserva solo gli oggetti e le persone, ma osserva anche l’interezza di se stesso, le sue sensazioni, le sue parole e le bocche di coloro che esistono dentro la poesia; tutte le cose che possono parlargli di vita, tra il ricordo e l’attuale presenza delle cose; e come luoghi di questa poesia abbiamo sicuramente i luoghi del poeta, il lago d’Orta, la casa, le vie brevi e piccole del paese, il sole e la pioggia dentro e fuori le mura.
Tratti
*
accade che sia esperienza,
un’infanzia per qualche mattina
tra le mani, l’itinerario meticoloso
di un piede fuori dal cancello,
esaminare la cassetta delle lettere muta,
avere la meglio sul primo sorriso,
quello della beghina delle 8.40, che a fatica
fa scivolare il portone della chiesa
sui gradini riluttanti, rientrare in casa
accendere una sigaretta, e scriverne
*
prima i tuoi seni smontati sul comodino.
poi le singole parti di una caffettiera
questa mattina alle 6.45.
come una trama a parte,
occorrerebbe ricostruire pezzo per pezzo
in cima ai tuoi capelli il viso e
la distanza esatta tra il mio letto e la cucina,
e l’occorrente per fare
la tua molteplice bocca.
(quasi spiegarsi a gesti
per farsi capire
dalla parola amore)
*
le nostre dita lentamente. e le mani in una struttura
complessa di accelerate solitudini. la concretezza
di una probabilità su nessuna probabilità. il tema
pallidissimo delle braccia. le A delle nostre gambe
divaricate ed il loro modo di scrivere ti scriverò. i rami
senza traiettoria che cadono dalle foglie. gli indumenti
in un pomeriggio di sole bagnati dal vento. le lingue che
ci percuotono la volta piovosa dei palati. il montaggio terreno
di una sera bianchissima. i polsi analfabeti che si raccomandano
alla pelle delle labbra. un’opera d’arte mai presa in
considerazione che assume la ben nota forma
della nostra bocca, senza precedenti e lentamente.
*
[appunto su pagina, disabitandola]
allevami in un vivaio sottovuoto.
fammi trascurare l’aria
e le corse sui prati.
come se ti osservassi sotto la doccia
e disinteressarsi del cielo.
del cielo quando piove.
del cielo quando scompare
in una giornata di sole.
*
Appunti e mancanze
Ci si imbatte sempre, leggendo un libro, in quello che ti aspetteresti nelle sue pagine.
La forma che Galli dà alla sua poesia è un insieme di enjambements che si trascinano tra i versi e li collegano tutti con una forte voracità nel volerli affermare. Non mancano le forme sintattiche che probabilmente non ti aspetteresti, come il distaccare due tempi verbali, come troviamo nell’ultima poesia
come se ti osservassi sotto la doccia
e disinteressarsi del cielo
Di sicuro questa scelta del poeta è abbastanza pericolosa in poesia perchè non tutti amano il distacco totale e lo sconvolgimento della forma. Galli lo fa quasi in modo naturale e questo credo combaci molto con la sua idea di ricerca e attenzione poetica.
Se si pensa alle mancanze di questo libro, probabilmente si pensa al "distacco" del poeta da se stesso. E’ molto ferma la sua presenza nella sua poesia: anche quando cerca di stare distante, il poeta c’è, esiste dentro questa poesia. Probabilmente un certo distacco, osservando il mondo senza appigliarsi al proprio sentire, darebbe un altro volto alla sua poesia.
A me da lettrice, aiuterebbe molto a capire come il poeta si specchierebbe nell’assenza di se stesso.
E’ vero, è molto difficile un poeta scriva qualcosa senza far trasparire nulla di se stesso; ma cosa ci sarebbe nella sua poesia se i personaggi del poeta fossero totalmente "gli altri"?
*
Biografia
Pier Maria Galli è nato nel 1962 e risiede a Orta San Giulio (Novara).
Ha pubblicato su diverse riviste tra cui Fiera, Il Segnale, Bloc Notes, Alla Bottega, ecc. e nell’antologia Discorso Diretto (Ed. Canova). Le raccolte: Indizio (Ed. TAM TAM, 1987), Dilogia (Ed. del Leone, 1987), La parola, oltre i segni (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1988), L’istinto delle cose (Ed. Forum/Quinta Generazione, 1989), Basso paesaggio (Quaderni di Poesia del Gruppo Fara, 1989), La trattoria modesta (in proprio, lulu.com), Di un tu e quasi noi (Ed. del Leone, 2005) , Ottanta piccoli studi da lavandino (Ed. I figli belli, 2005), Prima che sia autoritratto (Editrice Zona, 2008), Gli uomini belli ed altri cortometraggi (Clepsydra Edition, 2009).
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Comments
finalmente sono riuscita a pubblicare questo post che avevo già scritto per metà e non ero mai riuscita a finire per impegni vari.
spero al poeta piaccia la mia lettura.
e spero questa lettura possa attirare nuovi lettori a questo libro.
in bocca al lupo!
Anila
Posted by: Anila Resuli | June 20th, 2009 09:35
[...] (……) By piermaria anila mi “legge” qui [...]
Posted by: (……) « pier maria galli | June 20th, 2009 10:14
Il libro di Pier Maria mi accompagna in queste settimane ed è bello. Il suo modo di auscultare oggetti e forme e parole. Prima che sia autoritratto è un titolo stupendo. La biografia non mi è mai interessata ma la vita sì sembra voler dire Galli ed é imprescindibile da quello siamo e sentiamo. Sono poeta quando leggo, dice Pier. Vero.
Posted by: Luca Paci | December 2nd, 2009 23:17
Grazie Luca per la tua testimonianza!
Ti invito a leggere su http://www.clepsydraedizioni.com l’ebook di Galli perchè secondo me merita molto.
Posted by: Anila Resuli | December 7th, 2009 23:51