nel cerchio l'occhio gonfio nero
lo specchio sfibrato la macchia tratta dal muro
divenuta chiara ombra magra
sfinite le mani verso il soffitto a pregare
la fine è poca resa taglio forbici lunghe
è stretta la carne è fitta
misto pane e sale
vino
stai qui con me nell'ombra dell'anta
e non farti guardare
il lupo distingue l'odore sfinisce le orme
fiuta la pelle
non farti toccare
contesa la storta la coscia appiccicata
alla bocca il pianto corroso nel labbro
dietro davanti oltre una buca
un orlo fine del tempo sei qui svilita
radice mia radice sacra
fammi toccare il capello riccio del tuo
ciglio castano come assenza qui le
parole sono sfinite distinte
fatti toccare sono io
bugia verità mista
sono qui
qui si contano il divano lo specchio
l'armadio il guscio i libri le finestre
nei vetri il lampadario caduto
nel tremore
io te il lupo la lupa i cuccioli svegli
urli fatta piaga ventre reciso
qui si conta il dente la pietra
la lama caduta dentro la pupilla
non guardare
fatti guardare
nera pietra dura umana
fatti dire ch'è bella la tua figura
deteriora i vivi
non piangere
non lacrimare
l'orma della mano sta dentro il muro
una parvenza di sangue misto umore
misto fumo grigio
il bianco diventa scuro perde armonia
diviene perdita perde armonia
ieri eri a tenere la tua bocca nel posacenere
non stavi se non dentro la tua ombra
una panchina in discesa dentro il mare
aprivi gli occhi e sorridevi chiedevi
dov'è l'amore
è finto il gioco
la pianta è secca
il vetro caduto
frantumato nel volto
un taglio di te
che mi percuote.