qui ritorno madre
madre fertile d'aria che ti cedo nel polmone
prima di schiacciarlo p r i m a
ché sei il mio unico figlio, posto destro
nell'inguine da cui esci la notte, da cui esci
cavo, estremo, nella ragione, il livore denso
percosso nei polpastrelli uniti che tocchi
piano – pelle una e fitta – che vivi piano
nella rigidità del gesto che più non sveli;
perché non s'interrogano le nostre sedie
con le loro voci singole che accorciamo,
le voci nuove, distinte, nei baveri rossibianchi
delle finestre che muovi sempre al seno,
prima di stringere.